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Canicattì

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Canicattì dista 38 Km. da Agrigento, 34 Km. da Caltanissetta, 160 Km. da Catania, 69 Km. da Enna, 256 Km. da Messina, 150 Km. da Palermo, 132 Km. da Ragusa, 212 Km. da Siracusa, 211 Km. da Trapani. Il comune conta 33.208 abitanti e ha una superficie di 9.142 ettari per una densità abitativa di 363 abitanti per chilometro quadrato. Sorge in una zona collinare, posta a 420 metri sopra il livello del mare. Grosso centro agricolo, Canicattì spicca per la produzione di mandorle, olive e per la rinomata uva da tavola "Italia" che viene esposta annualmente nella Sagra dell'uva Italia ad ottobre. Pregevoli sono i lavori artigianali in legno. Il nome Canicattì deriva dall'arabo Ayn-at-tin che significa "la sorgente del fango". Il borgo medioevale fu fondato nel XIV secolo dalla famiglia Palmeri da Naro. Intorno al 1448 esso venne acquisito dal signore Andrea de Crescenzio. Successivamente la signoria passò alla nobile famiglia Bonanno che fece erigere diverse opere fra le quali la sontuosa Fontana barocca tutt'oggi visibile. Nel 1819 il paese divenne comune autonomo. Insigni sono i monumenti della città fra i quali citiamo la Chiesa di S. Diego con splendidi stucchi del XVIII secolo, la Chiesa del Purgatorio tipica settecentesca, e la Chiesa di S. Francesco ricca di affreschi.

Sontuose sono le strutture urbanistiche come il Castello Bonanno, la Torre dell'Orologio, il Palazzo del Barone La Lomia del XVIII secolo e il Palazzo Bartocelli, che fu sede del sovrano Federico II.

Verso la fine dell'Ottocento la città ferveva di attività commerciali e industriali di rilievo; l'agricoltura vi appariva avanzata ed era presente anche un forte comparto minerario, con estrazioni di salgemma e zolfo (il territorio è contiguo all'altopiano solfifero che si estende a Ovest del comune).

Negli anni settanta del Novecento l'economia locale prese un forte slancio grazie all'esplosione del fenomeno della coltura intensiva dell'uva bianca da tavola della varietà "Italia", di cui Canicattì divenne centro eponimo. In quegli anni la ricchezza apportata dall'agricoltura fu improvvisa e ingente, tanto da porre la città fra i centri italiani più dinamici durante il c.d. "boom" economico degli anni ottanta, al pari di cittadine del centro-nord del Paese.

Illustre fu il nome del valoroso generale canicattinese Luigi Gangitano (1862-1939) che combattè in Eritrea, in Libia e durante la Prima Guerra Mondiale.

Fu nominato Presidente nazionale delle Famiglie dei Caduti in guerra e fu ricordato anche dal poeta Gabriele D'Annunzio.

La città ha dato i natali a diversi personaggi illustri: il Venerabile padre Gioacchino La Lomia (Missionario Apostolico nel Brasile), Mons. Benedetto La Vecchia, (Filosofo, Matematico, prima Vescovo di Noto poi Arcivescovo di Siracusa), Mons. Angelo Ficarra (Latinista, Vescovo di Patti, Arcivescovo), il senatore Salvatore Gangitano (patriota, senatore del Regno d'Italia), il senatore Salvatore Sammartino (Avvocato, Senatore della Repubblica), lo scienziato Antonino Sciascia (Medico, Scopritore della Fototerapia), il filosofo Calogero Angelo Sacheli (Professore universitario, filosofo e pedagogo),

il patriota risorgimentale Vincenzo Macaluso (Avvocato, Giornalista, Patriota del Risorgimento), il capitano Giovanni Ippolito eroe della Grande Guerra della Brigata Catanzaro, il sociologo padre Angelo Brucculeri (Gesuita, Scrittore, redattore della rivista "La Civiltà Cattolica"), il tenente-colonnello pilota Vincenzo La Carrubba, eroe della II guerra mondiale, l'avvocato Domenico Cigna, giurista, parlamentare, giornalista e poeta, l'avvocato Giovanni Guarino Amella, vissuto a Canicattì lo scrittore Giuseppe Alaimo, il diplomatico Alfonso Arena, il poeta Peppi Paci, i magistrati Rosario Livatino e Antonino Saetta.

È nato a Canicattì anche don Rosario Vella, Vescovo di Ambanja (Madagascar). Ha origini canicattinesi anche l'attore americano Ben Gazzara, figlio di immigrati di Canicattì trasferitisi negli Stati Uniti. Anche se nato ad Agrigento, viene considerato come canicattinese l'appuntato dei Carabinieri, Medaglia d'Oro al valor militare, Alfonso Principato.

 

COLTIVAZIONI

 

Nel 1997 è stato riconosciuto dall'Unione Europea il marchio IGP (indicazione geografica protetta) "Uva da tavola di Canicattì". Nel 2005, dopo alcuni anni di inerzia, grazie all'iniziativa della Commissione straordinaria che amminsitrava il Comune dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose della precedente Amministrazione locale, è stato costituito il Consorzio di Tutela (contattabile presso il Comune di Canicattì) e sono stati attivati i meccanismi di certificazione che hanno portato all'ingresso effettivo dell'uva a marchio IGP sui mercati nazionali e comunitari; ne è conseguito un immediato aumento di valore del prodotto, con evidente vantaggio dell'economia locale.
Negli ultimi anni, però, la monocoltura dell'uva da tavola ha mostrato i suoi lati negativi, accusando fortemente le crisi stagionali e la costante riduzione del prezzo di vendita all'ingrosso (in termini reali, e fino al rialzo del 2005). Sono stati quindi espiantati molti vigneti e si è scesi da una superficie stimata di c.a. 20.000 ettari a una di c.a. 12.000 ettari. Su alcuni dei terreni così liberati sono stati impiantati pescheti, che dopo alcune stagioni anche largamente positive hanno accusato la mancanza di una politica di ampio respiro e, più concretamente, di strutture per la conservazione e il trattamento del delicato frutto. I pescheti sono estesi per c.a. 2.000 ha, e cominciano a diffondersi le coltivazioni di albicocche e di uva da mosto. Quest'ultima - presente soprattutto con il vitigno "Nero d'Avola" - produce alcuni ottimi vini e il settore sembra offrire qualche spunto d'ottimismo, rafforzato, per l'uva da tavola, dall'avvio della produzione IGP, la cui qualità può spuntare sul mercato prezzi ben più alti di quella priva di certificazione europea.

 

Nonostante le difficoltà del comparto agricolo, apparse gravi negli anni successivi al 2001, l'agricoltura rimane, finora, la prima attività economica del comune, con circa il 28% degli occupati. Segue il commercio con il 21%, la pubblica amministrazione con il 9%, l'industria edile con l'8,5%, l'industria manifatturiera con l'8%, l'istruzione con l'8%, le intermediazioni con il 4,6%, i trasporti e le comunicazioni con il 3,7%, gli affari immobiliari con il 3,3%, la sanità con il 3%, gli altri servizi pubblici con il 3% e gli esercizi alberghieri e di ristorazione con il 2%.

 

Monumenti

  • Chiesa Madre San Pancrazio, edificata grazie alle offerte dei baroni Adamo e della popolazione, nel 1760. Conserva una tela del "Monocolo" Pietro d'Asaro, rappresentante la Sacra Famiglia, S.Anna, S. Gioacchino e un donatore con un cesto di frutta, la statua marmorea della Madonna delle Grazie di epoca bizantina, un reliquiario del settecento, un dipinto ad olio raffigurante la Vergine Addolorata del pittore Olivio Sozzi, una statuetta marmorea rappresentante l'"Ecce Homo" di buona fattura e di autore ignoto, un fonte battesimale del seicento e altre opere di minor valore. All'interno del Duomo di Canicattì riposa in apposito sarcofago marmoreo, l'Arcivescovo Mons. Angelo Ficarra. Il vecchio duomo sorgeva nei pressi della Rocca Baronale e risaliva all'epoca della conquista normanna, ma fu poi abbandonato perché fatiscente già verso la fine del seicento.

  • Chiesa del Santo Spirito con annesso convento e chiostro dei frati minori osservanti, del seicento. Il convento fu edificato per volere di donna Antonia Balsamo Bonanno e del frate Antonio Nocera, sui resti di un vecchio oratorio. La chiesa, a tre navate, conserva una statua marmorea, degli inizi del seicento, rappresentante la Madonna col bambino, di scuola gaginesca e un Crocifisso, di ignoto autore, festeggiato ogni anno il 3 maggio.

  • Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo del 1662. Annesso alla chiesa fu edificato il Monastero delle benedettine, oggi abbandonato. La chiesa, tra le più belle di Canicattì, è oggi in attesa di restauro. All'interno si conservavano oggetti sacri di grande valore e numerosi stucchi di scuola serpottiana.

  • Chiesa di San Diego d'Alcalà, protettore della città, sede della Confraternita dei Santi Sebastiano e Diego. Nella parrocchia si organizza la tradizionale processione del Venerdì Santo, risalente al settecento e tuttora molto sentita dalla popolazione. La via Crucis con le statue del Cristo, della Madonna Addolorata, di Santa Maria Maddalena e di San Giovanni, vede la partecipazione delle autorità religiose, politiche, civili e militari della città.

  • Chiesa di Santa Maria del Carmelo, edificata alla fine del cinquecento assieme al convento dei frati carmelitani. Agli inizi dell'Ottocento la chiesa fu ricostruita a spese degli zolfatai. Dopo la soppressione degli ordini religiosi, il convento fu abbattuto e al suo posto furono edificati la Casa del Fascio (oggi palazzo della Guardia di Finanza) e il Teatro Comunale Sociale.

  • Chiesa di Santa Maria degli Agonizzanti, edificata dai baroni Adamo e un tempo sede della Confraternita che assisteva i condannati a morte. All'interno si conserva una tela settecentesca del pittore Guadagnino raffigurante la Madonna che assiste un morente.

  • Chiesa di San Giuseppe, edificata nel seicento e rimaneggiata nei secoli successivi, accanto a quello che fu l'Ospedale dei Poveri e oggi è il Collegio di Maria. L'interno conserva una statua lignea di San Giuseppe, opera del Bagnasco e un soffitto ligneo a cassettoni di pregevole fattura.

  • Chiesa di San Biagio, esistente già alla fine del cinquecento e nell'Ottocento affidata ai padri agostiniani. L'interno conserva tele settecentesche di buona fattura, un'antica statua di San Biagio e una pregevole statua lignea dell'Addolorata.

  • Chiesa di San Francesco, della fine del '500, un tempo dei frati conventuali. La chiesa, conserva una statua dell'Immacolata, ritenuta miracolosa dalla popolazione, incoronata nel 1954 dal cardinale di Palermo Ernesto Ruffini, Regina della città. La chiesa conserva una cripta del '500, scoperta negli anni cinquanta del secolo scorso.

  • Chiesa San Domenico, del 1612, con annesso convento, un tempo dei domenicani. La chiesa conserva due antiche statue, San Domenico e San Tommaso, ritrovate durante alcuni lavoro di restauro.

  • Resti della secentesca fontana del Nettuno situati nel prospetto della torre campanaria della Chiesa del Purgatorio.

  • Teatro Sociale, opera dell'architetto Ernesto Basile. Nel 1927 ospitò Luigi Pirandello con la sua Compagnia teatrale.

  • Villa Firriato, sempre del Basile, edificata alla fine dell'800 per volere del nobiluomo Francesco Lombardo Gangitano.

  • Palazzo La Lomia del XVII secolo, sito in via Cattaneo; un altro palazzo La Lomia si trova in via Mariano Stabile

  • Palazzo Gangitano

  • Palazzo Adamo

  • Palazzo Bartoccelli, già Adamo

  • Villa Giacchetto, già residenza estiva delle monache benedettine di Naro

  • Resti romano-bizantini (necropoli, terme e marmi) di contrada Vitosoldano

  • Resti della Rocca Baronale, nel Largo Castello, edificata dagli arabi come fortilizio, trasformata in castello dai normanni e in palazzo baronale dai feudatari della Città

  • Chiesa Madonna della Rocca, edificata nel settecento e ristrutturata negli anni settanta del novecento. Nella chiesa, riposano le spoglie mortali del Venerabile Gioacchino La Lomia, che nel 1881 fondò il convento dei cappuccini, annesso alla chiesa

  • Cine-Teatro Odeon, inaugurato nel 1952

 

 

 

 

 

 

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